
Tra « chiamami » e « chiamiami », l’incertezza torna ad ogni SMS, ogni email veloce, ogni nota scarabocchiata. Il verbo chiamare, con il suo gioco di raddoppiamento della « l » a seconda delle forme coniugate, inganna sia i ragazzi delle scuole medie che gli adulti di fretta. Per decidere, bisogna tornare a una sola domanda: quale modo di coniugazione comanda la frase?
Indicativo presente e imperativo presente del verbo chiamare: le forme a confronto
La confusione tra « chiamami » e « chiamiami » nasce da una somiglianza quasi perfetta tra due modi. La tabella qui sotto isola le forme che creano problemi.
Ulteriori letture : Come ottimizzare l'inserimento dei vostri criteri su ANPE per abbonarvi efficacemente alle offerte di lavoro di Pôle emploi?
| Modo | Persona | Forma | Terminazione |
|---|---|---|---|
| Indicativo presente | Tu | tu chiami | -i |
| Imperativo presente | 2a pers. singolare | chiama | -a (senza « s ») |
| Indicativo presente | Noi | noi chiamiamo | -iamo (un solo « l ») |
| Imperativo presente | 1a pers. plurale | chiamiamo | -iamo (un solo « l ») |
La riga decisiva è la seconda. All’indicativo, « tu chiami » prende una « s » finale. All’imperativo, la 2a persona del singolare dei verbi in -are perde la « s ». Si scrive quindi « chiama », senza « s », e quando si aggiunge il pronome « mi », si ottiene « chiamami ».
Questo meccanismo vale per tutti i verbi del primo gruppo: « parlami », « guardami », « ascoltami ». Ricordare la corretta coniugazione di chiamami significa padroneggiare questa regola unica.
Vedi anche : Come gestire correttamente l'affrancatura di una busta per la Banque Postale?

Perché la « s » scompare all’imperativo dei verbi in -are
L’imperativo è un modo ridotto a tre persone: 2a persona del singolare, 1a e 2a persone del plurale. Si coniuga senza soggetto espresso. Per i verbi del primo gruppo, la forma imperativa prende quella del presente dell’indicativo, ma elimina la « s » finale nella 2a persona del singolare.
Questa eliminazione riguarda solo i verbi in -are (e il verbo « andare » per « vai »). I verbi del secondo gruppo (finire, scegliere) mantengono la loro « s »: « finisci il tuo piatto ». I verbi del terzo gruppo variano a seconda della loro coniugazione.
La meccanica è quindi mirata. Quando il verbo appartiene al primo gruppo, la terminazione imperativa è -a, non -i. « Chiamami » ne deriva direttamente.
Il tranello della « s » eufonica davanti a « en » e « y »
Alcune grammatiche pedagogiche recenti insistono su un punto che complica la situazione. Davanti ai pronomi « en » e « y », la « s » riappare per motivi di legame fonetico. Si scriverà « parlane » o « vai là », anche se « parlami » e « vai là » non ne prendono.
- Davanti a « mi », « ti », « ci », « vi »: niente « s » per i verbi in -are. Esempi: « chiamami », « parlaci », « guardati ».
- Davanti a « en »: la « s » torna per il legame. Esempi: « parlane al tuo collega », « mangiane un po’ ».
- Davanti a « y »: stessa logica eufonica. Esempio: « pensaci prima di rispondere ».
Questa distinzione tra pronomi personali tonici (mi, ti) e pronomi avverbiali (en, y) è la fonte di gran parte degli errori. Ricordare che « en » e « y » attivano la « s » è sufficiente per eliminare l’ambiguità nella maggior parte dei casi.
Il raddoppiamento della « l » nella coniugazione del verbo chiamare
L’altra fonte di confusione riguarda il numero di « l ». L’infinito si scrive « chiamare » con una sola « l ». La pronuncia cambia non appena la sillaba finale è muta.
Quando si sente il suono « è » aperto (come in « chiama », « chiamo », « chiamano »), la « l » si raddoppia. Quando la terminazione è sonora (« noi chiamiamo », « voi chiamate », « chiamare »), una sola « l » è sufficiente perché la « e » si pronuncia.
Questa alternanza segue la stessa logica di « gettare / getto » o « rinnovare / rinnovo ». Il raddoppiamento della consonante sostituisce l’accento grave che si trova in altri verbi simili (« comprare / compro »). I due sistemi coesistono in italiano, il che alimenta la confusione.
Il nome « chiamata » di fronte al verbo « chiama »
Un ultimo tranello comune: il nome maschile « una chiamata » prende solo una « l ». La forma verbale « lui chiama » ne prende due. Confondere i due significa mescolare un nome e una coniugazione, il che accade frequentemente negli scritti veloci.
Un test semplice: se la parola può essere sostituita con un altro nome (« un messaggio », « un segnale »), è il nome « chiamata » con una sola « l ». Se può essere sostituita con un altro verbo coniugato (« lui telefona », « lui contatta »), è la forma verbale « chiama » con due « l ».

Errori di ortografia legati all’imperativo: l’effetto della tastiera
Osservazioni condotte in contesto scolastico segnalano che la confusione « chiamami / chiamiami » appare più spesso per iscritto che oralmente, e che sembra correlata all’uso precoce delle tastiere in classe. I correttori automatici dei telefoni propongono spesso « chiami » (indicativo) quando l’utente digita le prime lettere, rafforzando la forma errata.
Nei SMS e nei messaggi, il trattino tende a scomparire per comodità. « Chiamami » senza trattino rimane errato in italiano standard, anche se questa grafia si sta generalizzando negli scambi informali. In contesto amministrativo, pedagogico o professionale, il trattino rimane obbligatorio.
- Forma corretta in ogni contesto: « chiamami » (imperativo, trattino, senza « s »).
- Forma errata: « chiamiami » (la « s » non ha posto all’imperativo di un verbo in -are davanti a « mi »).
- Forma tollerata solo in scambi molto informali: « chiamami » (assenza di trattino, ma ortografia del verbo corretta).
La regola si riassume in una frase: all’imperativo, i verbi in -are perdono la « s » nella 2a persona del singolare, tranne davanti a « en » e « y ». « Chiamami » si scrive sempre senza « s » e con un trattino. Mantenere questo riflesso elimina uno degli errori di coniugazione più frequenti in italiano corrente.